E' un tumulto. Le nuvole ruotano veloci e cupe sopra questo mare che osservo dalla ferrovia. Sono una spettatrice sulla soglia dell'acqua prima della tempesta.
Le onde si muovono come cavalli a un trotto vorticoso, spingendo gli zoccoli sulla polvere prima di scatenarsi al galoppo. Mi guardano a testa alta compatte in barriera contro di me; sono soldati da abbattere.
Il mio sguardo si estende sul panorama ellittico che ho davanti. Non so, non so quanto forte arriverà il fragore di queste onde. E' tutto grigio e vedo solo una luce tremula in lontananza, sulla linea estrema e fioca dell'orizzonte nero. Sono fari nella pioggia, indistinti, sconnessi, ma intensi e rilucenti di fuoco sull'acqua. E' una piattaforma, terra degli uomini sul mare, fortino sul campo di battaglia.
Tutto è silenzioso sul treno. Solo un veloce stridore dell'acciaio dei binari ricorda lo scorrere del tempo.
Describer (12/11/13)
venerdì 27 dicembre 2013
giovedì 3 ottobre 2013
Scogli
Nel tratto fra Ancona e Pescara c'è uno scoglio, un faraglione piccolo e largo che segna il luogo. Ecco, siamo sul tratto più bello della riviera; il colpo d'occhio illumina il mare e la scogliera; questo mare cupo d'inverno, è rilucente nel grigiore d'autunno, ma è luminoso d'estate, quando quasi è coperto dal luccichio delle onde e il faraglione si nasconde fra ondicelle, teli, persone e palloni.
Ma d'autunno e d'inverno, quando non c'è più niente, lo scoglio domina sul panorama che è un vortice di solo mare in lotta con la spiaggia. I flutti furiosi combattono a forza di schiuma per espugnare il castello di pietra; guardano il treno minacciosi, lo sfidano come animali impazziti e i passeggeri si ritirano tra i loro sedili rabbrividiti.
Il faraglione invece resta sempre lì. E' un guerriero di pietra in guerra col mare, sempre nel vivo della battaglia, sempre a difendere la terra di cui è parte dentro il mare, con la schiena inarcata e la punta fiera tesa in alto.
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giovedì 12 settembre 2013
Nuvole
Nuvole, nuvole scure si ammassano sopra al mare, ancora, sempre più su; hanno la forma spumosa del vento salito dal lontano orizzonte, si sono condensate in mucchi sovrapposti come se avessero avuto un brivido e si fossero strette forte insieme per l'arrivo del temporale. Il vento ha spazzato anche le loro strade invisibili lasciandole vuote, respingendo le nubi al centro, salvando pochi oblò di luce spendente del giorno.
L'erba freme in ciuffi, un boato, un tremore crescente e il fragore di un secchio che si riversa a terra; è il vento.
Il mare è quieto, increspato in superficie, si è ritirato - c'è un solco nero sulla spiaggia prima della riva. Attende appiattito sulla sua sabbia abbracciando un mondo sommerso non scalfibile.
Il vento spira forte e silenzioso; il suo rumore è lo specchio del mondo che vibra.
Il vento cade come l'autunno a settembre.
O forse è ancora l'estate che lotta per restare.
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L'erba freme in ciuffi, un boato, un tremore crescente e il fragore di un secchio che si riversa a terra; è il vento.
Il mare è quieto, increspato in superficie, si è ritirato - c'è un solco nero sulla spiaggia prima della riva. Attende appiattito sulla sua sabbia abbracciando un mondo sommerso non scalfibile.
Il vento spira forte e silenzioso; il suo rumore è lo specchio del mondo che vibra.
Il vento cade come l'autunno a settembre.
O forse è ancora l'estate che lotta per restare.
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giovedì 8 agosto 2013
Terrazza sul giardino
| PhotoMarzia |
Capii che la mia amica intendeva questo soltanto il giorno dopo.
Eravamo a una festa, sopra la terrazza con una stupenda vista campagna-città-mare, dove la città era in realtà solo una decorazione. Troppa la natura intorno.
Un cielo troppo ampio, che la mia amica non era abituata a gestire; un mare blu e vivace che non era abituata a vedere. E il contrasto fra mare e campagna donava al giallo del grano un colore vivo, per contrasto con l'azzurro del mare e il celeste quasi bianco del cielo.
Il giorno dopo splendeva il sole e andai di nuovo sulla terrazza per bere il caffè davanti al luccichio del sole sulle foglie e sulle onde.
In città la mia amica beveva il caffè nel suo giardino, chiuso al resto del mondo da un alto cancello. Il giardino era nella sua casa, il giardino era la sua casa, il suo mondo.
E la mia casa dov'era?
Appena sveglia, sulla mia terrazza, pensai che la mia casa era il mondo. Era il mondo il mio giardino.
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martedì 6 agosto 2013
< Da oggi narrazioneaquadretti è anche su BlogItalia >
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venerdì 2 agosto 2013
Cicale
Il frinio delle cicale da un'altra parte è molto diverso. Sdraiata al sole, i palazzi mi sembrano
solo un accessorio del paesaggio. Come fossero una pietra scolpita dall'uomo per giocare un
po', come se fossero stati abbandonati su una collina lussureggiante. Come quando i bambini
lasciano i loro castelli scolpiti nella sabbia per andare a tuffarsi in aqua. I castelli rimangono
soli, solo un segno del passaggio dell'uomo sulla vasta spiaggia accarezzata dalle onde,
abbracciata dai cespugli e protetta dai pini marini. Sovrastata dal cielo celeste e sorvegliata
da batuffoli di nuvole di passaggio.
Il castello dell'uomo. Un puntino in mezzo al resto.
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mercoledì 17 luglio 2013
Città
Eppure queste cicale fuori, i lievi rumori in cui immagino il fruscio degli alberi e il quasi-silenzio di questa via stremata dal sole estivo soffocante mi sanno di estate. Mi ricordano che un'estate esiste. Una vera, oltre questi muri di cemento, oltre le strade, ampie e deserte come lande infuocate e inospitali. Esiste nello stesso calore soffocante e nella lieve brezza che ogni tanti si agita. In qualche volatile disperso che si ferma su ciò che crede sia un fiume o un lago, ritrovandosi invece immerso tra le alghe. Esiste in qualche pura goccia d'acqua che scende casualmente tuffata nella mischia, in qualche anatra, nell'ombra del ponte che ricorda un paesaggio di campagna, e nelle ombre che il sole tenta di colorare sui muri bianchi e squallidi di puro cemento incolore. Non è un foglio facile da riempire.
E' la Terra che cerca di farsi strada, è la natura che tenta di soffocare l'uomo per farsi valere, perché l'unica arma che possiede è costringere l'uomo - ormai cieco e dimentico - a esclamare all'improvviso: "Qui si muore di caldo!".
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E' la Terra che cerca di farsi strada, è la natura che tenta di soffocare l'uomo per farsi valere, perché l'unica arma che possiede è costringere l'uomo - ormai cieco e dimentico - a esclamare all'improvviso: "Qui si muore di caldo!".
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Perchè?
"Perché? Le ragioni di questo blog.
Ho creato questo blog con lo scopo di scrivere narrazioni a quadretti. In che senso. Già. Le narrazioni, non racconti, si noti, saranno scenette, quadretti. In questi quadretti narrerò. Cosa? Scene. Emozioni, avvenimenti, sensi.
Narrazione tuffata nella descrizione.
Buona lettura"
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Ho creato questo blog con lo scopo di scrivere narrazioni a quadretti. In che senso. Già. Le narrazioni, non racconti, si noti, saranno scenette, quadretti. In questi quadretti narrerò. Cosa? Scene. Emozioni, avvenimenti, sensi.
Narrazione tuffata nella descrizione.
Buona lettura"
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