Un'anatra starnazza e apre le ali per cacciarmi via dal suo territorio.
Non è solo suo questo lembo di terra; alzo una gamba sulla staccionata.
Le anatre starnazzano.
Mi cacciano da un luogo che non è il mio.
Ma è il mio.
Mi cacciano da un luogo che non è il mio.
Ma è il mio.
Me lo riprendo con la forza; l'impeto dei miei piedi al trotto mi schianta giù per un'altura e poi dritto, scappo dalle languide radici labirintiche che si insabbiano nel fango. Vado sulla terra morbida, mi sposto sulla melma, mi piego e, risalendo, batto il dorso del rilievo. Il sole illumina la strada poco distante, dietro le mie spalle. Un sole incerto che mi ricorda la città. E' familiare a me più della terra. E' vivo nella sua opacità. Davanti a me vedo alberi stesi sul dorsale, sono un'armata di pini che sembra stia per cadere. Ruoterebbe, come la carica dell'onda che si abbatte sul mare.
Le mie gambe si muovono sulla collina. Per scendere insieme agli alberi verso il prato ombroso.
- Describer -
Ho sempre ammirato le persone che si fermano a pensare. Che sanno concentrarsi sulle sensazioni, su quello che tutt'intorno avviene. E che sanno descriverlo con coraggio. Finalmente ti leggo con attenzione. Un grosso in bocca al lupo per il tuo progetto.
RispondiEliminaDana
Grazie Dana, crepi il lupo. Credo che anche tu sia una persona molto coraggiosa. Spero di poter regalare ancora a te e agli altri ospiti del blog qualche bella emozione.
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